STORIA DEL CASTELLO DI RAGOGNA

Sul suggestivo Castello di Ragogna, le prime notizie scritte ci vengono fornite da Venanzio Fortunato, vissuto nel VI secolo, che fu vescovo di Ravenna ma anche scrittore e poeta. Fra l’altro, sua è l’opera che parla di San Martino di Tours.

Quest’uomo di Chiesa, in un momento doloroso della sua vita, venne colpito da una grave malattia agli occhi, per questo motivo fece voto solenne, a San Martino appunto, che in caso di guarigione si sarebbe recato in Francia a venerare la tomba del Santo. La guarigione dalla malattia fu a suo dire miracolosae, per tenere fede al voto fatto, il buon vescovo, nel 565 d.C. intraprese il lungo pellegrinaggio che da Ravenna lo portò in Francia. Quando si trovò in Veneto, anziché proseguire verso Aquileia, prese la Via Concordiese, detta via Germanica, che era una via secondaria romana che permetteva di accorciare di gran lunga il percorso. Partiva da Concordia Sagittaria, da cui prendeva il nome e arrivava fino alla stretta di Pinzano dove c’era uno dei numerosi guadi sul fiume. Costeggiava il nostro castello, quindi, insieme all’altra via consolare che partiva da Cividale, si congiungeva, fra Artegna e Gemona, alla via Julia Augusta che partiva da Aquileia e proseguiva poi verso il Norico.

Ebbene, Venanzio Fortunato fece questo percorso e attraverso le Alpi, la Germania e la Gallia Superiore, arrivò a Tours in Francia. Da lì non fece più ritorno in Italia perché gli vennero affidati incarichi importanti ma nel suo diario di viaggio cita più volte il Castrum Reunia sopra il Tagliamento e si riferisce all’antica fortezza che si trova sulla parte più alta del colle di cui sono state portate alla luce le tracce. Questo antico insediamento risultava già esistente nel III secolo e qui operava una piccola guarnigione dell’esercito romano che presiedeva i passaggi sia sul fiume che sulla strada di cui si parlava prima.

Altre notizie ci vengono date poi da Paolo Diacono, che era un chierico al seguito di Carlo Magno. Nella sua “Storia dei Longobardi”, scritta alla fine dell’VIII secolo, cita il Castrum Reunia quando descrive le scorrerie degli Avari prima e degli Slavi poi e di come la gente dei dintorni trovasse rifugio all’interno di queste mura.

Nei due secoli seguenti non ci sono altre notizie su questo luogo, sicuramente a causa del fatto che i traffici commerciali avevano preso altre vie, anche se, le ripetute invasioni degli Ungari , nel IX secolo, hanno interessato anche questo sito.

Il castello che vediamo adesso è sorto verso l’anno 1000, anche se non sappiamo in quale forma, dato che è stato più volte danneggiato e ricostruito.

Il dato certo è che nel 1122 il feudo di Ragogna viene assegnato dal Patriarcato di Aquileia ad Enrico III, duca di Carinzia, della famiglia degli Eppenstein, una nobile famiglia della Stiria (Regione dell’Austria). Dopo qualche anno lo stesso Leopoldo, però, cede il fondo ad una famiglia di sua fiducia: i Ragogna, casata molto importante nell’ambiente friulano.

Questa situazione si protrae fino al grande terremoto del 1348, descritto da Giovanni Villani, uno storico del tempo. Il Villani scrive che, a causa del grave sisma, le due torri dell’antico Castrum crollarono completamente ed anche il Castello rimase gravemente danneggiato.

I Ragogna si spostarono a San Daniele e infine, nel 1390, si trasferirono definitivamente a Torre di Pordenone.

Il 1420 segna la fine del Patriarcato e tutti questi territori passano sotto il dominio di Venezia, che, ad amministrare i vari feudi, inviava i cosiddetti Capitani. A Ragogna, il primo Capitano fu Ser Giovanni Cisilino da Udine che si rivelò un buon amministratore. Alla morte di questi tocco poi ad un certo Conti che però risiedeva a Roma e veniva al castello raramente, di conseguenza la Serenissima avviò trattative con i conti di Porcia-Brugnera che acquisirono il feudo di Ragogna nel 1503 per 2000 ducati d’oro.

Quella dei Porcia era una famiglia piuttosto ricca perciò rimise in sesto il castello e lo tenne come residenza di campagna per quasi tre secolie lo frequentò , più che altro in occasioni di battute di caccia o pesca e per dare grandi feste. E’ rimasta famosa la grande festa del 1532 in onore del Patriarca Marco Grimani in visita a Ragogna.Anche i Porcia, però, impegnati a curare i vari interessi sparsi in Friuli, frequentarono sempre più raramente il Castello, fino ad abbandonarlo del tutto alla fine del 1700 ed il sito cadde ben presto in rovina.

Qualche decina di anni dopo, i loro eredi spogliarono completamente il Castello di tutto quello che poteva essere venduto, compresi i tetti e tutte le parti in legno e si disfarono anche di tutte le proprietà legate al Castello che appariva ormai come un rudere abbandonato da secoli.

Infine nel 1952 la contessa Irene da Porcia, vent’anni dopo la morte del marito Alfonso, donò il sito al Comune di Ragogna, allo scopo che venisse ristrutturato.

Una grande parte delle pietre squadrate originali però, era stata prelevata dalla gente del paese.

Il grande terremoto del 1976 diede il colpo di grazia alla struttura. Il mastio vuoto che era ancora in piedi, crollò completamente dalla parte del fiume trascinandosi dietro anche il muro ovest, riducendo il sito ad un ammasso di pietre.

Negli anni 90 è iniziata la ricostruzione, terminata del 2002.

Il Castello si presenta ora, così com’era nella sua ultima fase del XVI secolo, con qualche modifica sia all’esterno che all’interno dettata dalle esigenze attuali.

Oggi i vari locali vengono adibiti ad ospitare mostre di vario genere.